Due parole sull’Impressionismo

Il movimento Impressionista ebbe vita tra il 1873 e il 1880, e segnò la svolta nell’evoluzione delle forme. Fu una geniale intuizione artistica, oltreché il punto di confluenza e di arrivo collettivo della pittura francese dell’Ottocento.

Segnò un radicale rinnovamento della pittura, in senso anti accademico. Svolta epocale influenzata dalle esperienze di Courbet e Delacroix, di Corot e dei pittori di Barbizon, ma soprattutto dalla pittura di Manet, tesa ad una semplificazione della tradizione pittorica storica, incentrata ad una visione essenziale nella rappresentazione degli aspetti della vita contemporanea.

Con Manet si giunse anche all’abbandono della fusione dei colori, delle mezze tinte e dei graduali passaggi di tono, che caratterizzarono la pittura fin dal cinquecento rinascimentale. La nuova tecnica prevedeva l’impiego del colore puro, caratteristica del colore ad olio, e la perdita dell’effetto tridimensionale dei corpi, con il risultato di un generale ed interessante schiarimento della pittura e una diffusa luminosità nella quale le figure si stagliano nitide.

Una considerevole influenza gli impressionisti l’ebbero anche dalle opere dei maestri giapponesi, presentate all’Esposizione Universale di Parigi del 1867. Ciò che colpì maggiormente degli artisti orientali furono i paesaggi e le figure, rappresentati con semplice disegno lineare, privi di chiaroscuro, volume e prospettiva.

La tecnica di questa nuova pittura era rapida, intuitiva, fondata sull’esperienza e sulla pratica del momento, senza regole preordinate. L’inserimento di ombre colorate, di effetti e di contrasti, seguiva le regole dell’empirismo e dell’intuizione, senza alcun calcolo scientifico. L’impressionismo fu l’affermazione di una nuova visione artistica, una modernizzazione dell’arte figurativa, che si incuneò in quell’innovazione della rappresentazione dell’immagine che pervase l’Ottocento. 

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